Gli spazi di Carla Sozzani e Giorgio Armani, due eterne firme che da sempre fondono moda e cultura, presentano questa volta il grande lavoro di Sarah Moon: nome d’arte di una fotografa che negli anni ’70 ha saputo abilmente plasmare la propria professione in una ricerca personale, vedendosi evolvere da modella a fotografa di moda, e poi ancora da fotografa ad artista affermata.
I suoi brillanti scatti fotografici portano alla rivelazione di un mondo a sé, irreale ed onirico, frutto di un talento particolare e sfuggente, che tende a conservare comunque i colori ed il fascino del mondo della moda.

Sarah Moon nasce nel 1941 a Vernon in Normandia con il nome di Marielle Warin. Di famiglia ebrea, è costretta a fuggire dalle SS, ritrovandosi presto a Londra, dove, a 19 anni, inizierà a lavorare come modella, cambiando cognome in Hadengue.
Dopo un breve periodo, coglierà poi l’opportunità di ritrovarsi a sua volta dietro l’obbiettivo, ritraendo le sue colleghe. Da qui, nasce la Sarah Moon che conosciamo. La vediamo già dagli esordi come un’importante fotografa di moda, intraprendendo un progetto di collaborazione con il calendario Pirelli: di fatto, è lei la prima autrice donna a far parte del progetto editoriale.
Tuttavia, nel mondo dell’industria, Sarah mostra da subito la necessità di un differente ed autentico modo di lavorare, discostandosi quindi dall’aspettativa fashion del periodo.

Negli anni ’80 sceglie perciò di lasciare definitivamente anche questa professione, sviluppando così una propria ricerca artistica, sempre per mezzo della fotografia.
Robert Delpire, suo compagno di vita, la supporta pubblicando il suo primo libro “Souvenirs Improbables”, proponendo il suo stile unico ad un nuovo pubblico. Delpire è diretto testimone della crescita di un’artista a tutto tondo, come afferma nella postfazione del FotoNote nel 2005:

“Ho visto l’ingenuità trasformarsi in professionalità. Affermarsi, diversificarsi, mutare senza mai sbarazzarsi dell’inquietudine. E’ il privilegio della quotidianità condivisa, essere sulla crescita degli entusiasmi e nel cuore delle angosce, vedere come si dà un volto alle chimere e come sia disperante la ricerca del bello”.
Robert Delpire

E ricercando il bello, le immagini di Sarah acquisiscono un tono delicato, evanescente, un po’ nostalgico e di una sensibilità raffinata.
Con gli anni, i suoi scatti si faranno più inquieti, evocando un universo insieme ludico ed onirico, articolando l’idea di una bellezza che sfiorisce nello scorrere inesorabile del tempo.

Sarah curioserà spesso anche in altri ambiti, realizzando opere editoriali e cinematografiche, e curando le proprie mostre. Rispecchia in questo senso il modello di una professionista originale e capace in ogni ambito creativo.
Bisogna ricordare che, nel contesto socioculturale degli anni ’70, questo tipo di intraprendenza era piuttosto complicata per parecchie donne che ambivano ad una carriera nel settore artistico: una disparità che ancora non vede un totale e reale cambiamento. Prendendo infatti in considerazione il calendario Pirelli a cui collaborò, appare tuttora discutibile il fatto che sino ad oggi, solamente tre donne siano state coinvolte nello storico progettuale, dalla nascita della sua attività grafica.
In un universo apparentemente calcolato al maschile, Sarah Moon si fa simbolo concreto di talento e riscatto al femminile, dando un forte contributo alla rappresentazione della donna emancipata negli anni ’70.


Ripercorrendo un tracciato di 40 anni fra stile e arte, Fondazione Sozzani e Armani/Silos inaugurano in concomitanza i propri spazi con gli splendidi scatti dell’artista: due spazialità diverse ed egualmente interessanti, perché costruite attraverso due differenti selezioni fotografiche, ordinate secondo l’occhio della stessa Sarah Moon.

Armani/Silos propone From one season to another. Qui, Sarah si dimostra attenta allo stile quanto il padrone di casa:

“Siamo spiriti affini, e ho avuto il piacere di lavorare con lei, scoprendo una reciproca propensione per la semplicità come lingua forte e potente”
Giorgio Armani

La mostra accoglie 170 immagini a colori e in bianco e nero, in grande e piccolo formato, dagli anni ’70 ad oggi. Prive di ordine cronologico, sono piuttosto legate da una stagione all’altra secondo un criterio personale e poetico, mescolando foto professionali ad una serie più inedita, che esteticamente riprende in maniera lampante le geometrie fantasiose ed i ritmi simultanei di Oskar Schlemmer (artista esponente di spicco del Bauhaus tedesco).
Ogni foto nasce da un dettaglio, cui l’artista provvede a ricamare una piccola storia, cercando di evocare, piuttosto che narrare e descrivere: ammirando forme bombate, motivi a pois, giocolieri, volti luminosi o nascosti, partecipiamo ad una trama suggestiva, immaginando possibili scorci della vita di Sarah Moon.

La Fondazione Sozzani espone invece Sarah Moon. Time at work.
Sono qui allestite novanta opere dal 1995 al 2018, per la maggior parte in bianco e nero e di piccolo formato, insieme a due video: un film-documentario dedicato alla fotografa americana Lillian Bassman, “There is something about Lillian”, 2001 (27 min), e “Contacts”, 1995, cortometraggio di 12 minuti, la cui pellicola è intrisa di immagini drammatiche e intense, insistendo in maniera più evidente sulla riflessione della distruzione del tempo.
I contenuti, ricchi di tensione emotiva e mistero, parlano di lei, di sensazioni e movenze colte dal suo estro immaginifico.
Ne risulta una mostra più intima e raccolta rispetto a quella di Armani: in un ristretto mondo visionario, il tempo viene scandito da un bianco e nero sognante, che fa da monumento alle memorie lontane e perdute.

“Questa è la storia del tempo che passa e cancella.
Qui e ora, la storia che racconto non è completamente mia, è la storia di queste fotografie prima che scompaiano. È il tempo che lavoro. Per caso ho ritrovato queste immagini in positivo da polaroid che non ho terminato; alcune erano inaspettate, altre solo rovinate, molte sbiadite poco a poco. Le ho raccolte e unite con alcuni lavori recenti.”
– dal manifesto a cura di Sarah Moon, Fondazione Sozzani, 2018

Sarah Moon, From one season to another, Armani/Silos
Info e biglietti

Sarah Moon, Time at Work, Fondazione Sozzani
Info e biglietti

 


PHOTO CREDITS

Pinterest:
Fashion 9, Yohji Yamamoto, 1996 © Sarah Moon

Sarah Moon e Giorgio Armani, Armani/Silos, Milano,  2018 – Credits SGP 
La robe à Pois, 1996 © Sarah Moon
Monette pour Comme des Garçons, 2007 © Sarah Moon
Issey Miyake, 1996© Sarah Moon
The Clock, 1999 © Sarah Moon

Eva, 1997 © Sarah Moon

La Statue, 1995 © Sarah Moon
Sarah Moon, From Behind, 1999 © Sarah Moon
Anatomie, 1997 © Sarah Moon

Sarah Moon Wikipedia:
The Elephant, 1999 © Sarah Moon

mercanteinfiera.it:
Il Giocoliere, 2002 © Sarah Moon

Theartstack.com:
Atelier de Givenchy 1/20, 2008 © Sarah Moon

That’s Contemporary:
Sarah Moon, Audrey, 1998. © Sarah Moon

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