In che modo le Avanguardie permangono nel nostro linguaggio?
Abbiamo già colto, dalle nostre interviste, la ricca e poliedrica eredità artistica che la seconda metà del Novecento ci ha lasciato, grazie agli spunti di riflessione offerti da Fausta Squatriti Nanni Balestrini: quest’ultimo, nei suoi lavori di poesia visiva e videoarte, ha esposto la propria visione legata alla situazione sociopolitica contemporanea. All’aspetto rivoluzionario – e quasi di ingenua sorpresa – della poesia visiva degli anni ‘60 seguirà, verso gli anni ’80 e con intenzioni ludiche, la poesia ballerina di Valeria Magli, giungendo all’unione di due componenti: la poesia e la danza. Nelle sue performance, la poesia conferisce alla danza una voce e, viceversa, la danza dona alla poesia il movimento.

Il 21 marzo, nella Giornata Mondiale della Poesia, la Fondazione Bonotto (un fiore all’occhiello italiano per la conservazione di Poesia Concreta, Visiva e Sonora con sede a Molvena, VI) inaugura a Parigi un’ampia retrospettiva che indaga il contesto creativo della poesia sonora, nata propriamente intorno ai primi anni ’50. La mostra, dal titolo La Voix Libérée: Poésie Sonore (La Voce Liberata: Poesia Sonora), avrà luogo al grande Palais de Tokyo, uno dei maggiori musei europei dedicati all’arte contemporanea, riaperto al pubblico nel 2012.

Curata da Eric Mangion e Patrizio Peterlini, permette di esplorare il mondo della poesia sonora internazionale attraverso le fruizione unica delle opere della storica Collezione Luigi Bonotto (sito). È un’esposizione che, facendo un tuffo nel passato, vuole proporre ai visitatori una riflessione su forme estetiche ormai consolidate, ponendole in relazione alla cultura di oggi (sempre più immersa nella comunicazione di massa), scevra però da concezioni tradizionalistiche e veli nostalgici.

Una sfida, dunque, lanciata all’artista contemporaneo, che tramite la ripresa della poesia sonora, mette in gioco questioni che via via si fanno sempre più critiche, contribuendo per cui alla sua stessa evoluzione.
Possono ancora, le parole, essere strumento di libertà?
In che modo affermarsi singolarmente e nel contempo restare umani, nell’epoca della moltiplicazione?

L’autore rimane il poeta che, come vediamo in questo caso, raccoglie davanti a sé nuove possibilità, arrivando a trasformare la poesia fonetica in sonora: tra tecniche di registrazione su nastro e montaggio audio, assembla le proprie poesie su collage e décollage sonori in analogia, più di quanto sperimentato nell’ambito delle arti visive con Man Ray, Andy Warhol, Marcel Duchamp, Hanna Höch, e molti altri.
Questa particolare ricerca annovera, tra i suoi principali risultati, i cut-up del poeta e pittore inglese Brion Gysin del 1959 (riprendendo le operazioni di William Burroughs) e le prove tecniche dei francesi Henry Chopin e Bernard Heidsieck, di cui il primo dal 1957 esplora diversi sistemi per deformare e manipolare la voce attraverso echi, riverberi e variatori di velocità, generando i suoi Audio-poèmes. Mentre il secondo dal 1959 realizza le sue Poème-partition tramite il magnetofono (meglio conosciuto come “registratore magnetico”), strumento che gli segnerà la svolta creativa in campo poetico.
Attivi a Parigi erano anche gli artisti appartenenti al Movimento Lettrista, tra cui Altagor e Arthur Pétronio.

In Italia, il poeta più prolifico nel campo è stato Arrigo Lora Totino, inventore della poesia “liquida” e “ginnica”, con cui esordisce nei primi componimenti sonori del 1964.
Nel 1968, Lora Totino pubblica “Il Liquimofono, congegno generatore di Musica Liquida” e “La poesia Liquida, inflessioni tuffate nell’idromegafono”. Importantissima l’antologia storico-critica di sperimentazione musicale “Futura. Poesia Sonora”, edita da Lora Totino e pubblicata da Cramps Records nel 1978. Composta di sette dischi, ripercorre il repertorio sonoro di artisti e poeti dalle Avanguardie storiche alla Poesia Sonora contemporanea. (Discogs / Fondazione Bonotto)

In un articolo nel 1961 in OU Cinquième Saison, la rivista pubblicata da Henri Chopin, Petronio afferma:

“La plasticità delle parole nella loro rappresentazione acustica, l’approccio imperativo della loro realtà timbrica, il loro carattere vibratorio, le loro radici onomatopeiche, la loro morfologia, la loro semantica, costituiranno per il poeta verbofonico i materiali indispensabili per la costruzione del poema, per la sua architettura.”

A consolidare l’affermazione, Henry Chopin dichiara che “con le ricerche elettroniche la voce è diventata finalmente concreta”. Sono da ricordare in aggiunta le ricerche di Adriano Spatola, al quale si deve Baobab (1979), prima audiorivista di poesia sonora italiana; Mimmo Rotella, autore del “Manifesto dell’Epistaltismo”, Enzo Minarelli, teorico della “Polipoesia”, Giovanni Fontana, teorico della “poesia pre-testuale” e della “poesia epigenetica”, e ancora Patrizia Vicinelli, Luigi Pasotelli, Maurizio Nannucci, Tomaso Binga, Giuliano Zosi, Sarenco, Massimo Mori, Gian Paolo Roffi, Sergio Cena e Gian Pio Torricelli. (fonte)

Le generazioni successive non possono che continuare a compiere dei passi nel percorso di una tale ricerca, dimostrando la malleabilità e la vitalità che essa conserva tuttora, a distanza di anni. Toccando più di venti paesi di cinque continenti, tra i contemporanei si citano l’ungherese Kinga Toth, che prosegue l’indagine iniziata da Henry Chopin sulle possibilità espressive dell’apparato fonetico.  Altri, come il giapponese Tomomi Adachi, si immergono nelle possibilità offerte dalle nuove tecnologie, al fine di costruire apparati elettronici operanti con le interazioni vocali, dando vita a nuove modulazioni sonore. Ma c’è di più: alcuni artisti, come Joerg Piringer e Caroline Bergvall, sono al lavoro con una forma di poesia che coniuga la storica poesia sonora alla più recente poesia digitale, creando ibridazioni digitali-sonore.

Il progetto curatoriale della Fondazione Bonotto prevede anche l’organizzazione di una giornata di performance, il 27 aprile, che si terrà in un’area del Palais adiacente allo spazio espositivo e vedrà la partecipazione di sei poeti, tra i più dinamici della scena artistico-visiva contemporanea e internazionale: ai già citati Tomomi Adachi, Zuzana Husarova, Giovanni Fontana e Joerg Piringer, si uniscono Katalin Ladik e Violaine Lochu.
Per l’occasione si svolgeranno anche eventi collaterali in collaborazione con altre istituzioni culturali di Parigi. Verrà inoltre prodotto un catalogo sotto forma di app, in grado di riprodurre tutti le tracce sonore esposte nella mostra. Il pubblico potrà scaricare l’app gratuitamente sul posto, ed è comunque disponibile su Play Store e Apple Store.

Volutamente un progetto trans-storico e multiculturale che, oltre a presentare un’enorme quantità di materiale (sia analogico che digitale), unisce epoche e contesti ambientali eterogenei. I punti di contatto li coglierà il visitatore, che potrà ascoltare in prima persona i preziosi frammenti di storia condensati in suono, il cui eco si diffonderà oltre le mura del Palais de Tokyo, e oltre Parigi.


LA VOIX LIBÉRÉE: POÉSIE SONORE

22 marzo – 12 maggio 2019 

Inaugurazione:
21 marzo 2019 (Giornata Mondiale della Poesia) 

Performance:
27 Aprile 2019

Sito ufficiale:
http://www.palaisdetokyo.com/fr/evenement/la-voix-liberee

Progetto promosso da:
Palais de Tokyo (Paris)
Fondazione Bonotto, Molvena (VI)

Sede espositiva:
Palais de Tokyo, 13 Avenue du Président Wilson, Parigi


di Martina Salerno.

PHOTO CREDITS
Copertina: Lora Totino. Tritaparole e Mozzaparole, 1972. B/w photograph with stamp and numeration by “Laboratorio Fotografico Rampazzi, Torino”

Copertine dei dischi ed immagini delle performance: courtesy Eleonora Doci (eleonora.doci@studiomun.it)

Dal comunicato stampa della mostra “La Voix Libérée: Poesie Sonore”, progetto a cura di Fondazione Bonotto in collaborazione con Palais de Tokyo, Parigi: courtesy Eleonora Doci (eleonora.doci@studiomun.it):
Serie di fotografie del museo Palais de Tokyo, Parigi
Henri Chopin, Petit Livre des Riches Heures Signistes et Sonore. 1987
Arthur Pétronio, Cahier Verbophonique. 1953-1954
Isidore Isou, Des Lendemains qui chantent, 1947

Vimeo: Jörg Piringer – frikativ [fragments] @ ReVox I (Barcelona, May 2009)

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