Dall’economia alla società, i controversi anni Settanta e Ottanta in Italia sono stati motivo di riflessione e dunque terreno fertile per molti artisti: è il periodo degli anni di piombo e della millantata ripresa economica, mediaticamente manipolata per enfatizzare il dinamismo dei settori produttivi e la fiducia sulle prospettive di crescita del Paese.
In tale quadro storico, il dibattito culturale in ambito artistico viene alimentato dalle Neoavanguardie che, a partire dai movimenti pionieri di inizio Novecento (Espressionismo, Cubismo, fino al Surrealismo), hanno via via abbandonato la pittura propriamente detta (che resiste fino a metà del XX secolo con l’Action Painting e la Pop Art) per approdare verso l’Arte Povera e l’Arte Concettuale, cercando così di interpretare il vivace e teso momento storico vissuto dall’Italia.

È a partire da queste basi che si forma il pensiero dell’artista Fosco Valentini (Roma, 1954) che, prendendo le mosse dalla Pop Art e confrontandosi con artisti a lui contemporanei, come Emilio Prini, Joseph Kosuth e Alighiero Boetti, sviluppa uno stile ricco e complesso che, pur nei suoi mutamenti, rimane focalizzato sullo studio del linguaggio. Sotto il profilo politico, è proprio il linguaggio a esprimersi in tutta la sua voluta complessità borghese, creando in quegli anni un clima di diffusa confusione e incertezza.
Per questa ragione, l’analisi critica sul linguaggio e sulle sue possibilità comunicative diventa il fulcro della ricerca di Valentini, il quale, convinto della potenza rivoluzionaria dell’arte nella società, nel 1973 collabora al progetto dell’”Ufficio per la immaginazione preventiva”. Questa singolare organizzazione culturale, con sede presso la Galleria GAP di Roma (Via Monferrato 120, vicino Campo de’ Fiori), nasce nel 20 gennaio 1973 dall’iniziativa di Carlo Maurizio Benvenuti e Franco Falasca, il cui impegno artistico continua tuttora a perpetrare l’attivismo politico in favore delle teorie marxiste: gli artisti che si legano al movimento, infatti, combattono per contrastare la mercificazione dell’arte ed affermare la libertà del linguaggio come medium concettuale, svincolato dalle imposizioni della tradizione e, al contrario, aperto alla sperimentazione. Questa forma di teorizzazione si esprime attraverso una serie di happening che, tra le altre azioni, prevede affissioni murali e volantinaggio di pamphlet.

La ricerca teorica sul linguaggio nasce in Valentini fra gli anni Settanta e Ottanta partendo da una rilettura della grammatica Pop: se Warhol esplode sulla scena dell’arte con la sua opera Campbell’s Soup Cans (1962) negli anni del consumismo statunitense, verso la fine degli anni Ottanta l’artista presenta diversi prodotti industriali di consumo come Barilla (1987), Nescafè Relax (1987) e Annabella (1988) secondo il principio del “Diritto all’ozio”.

Al contrario della pratica Pop, Valentini si limita a ridisegnare passivamente immagini pubblicitarie già studiate ed elaborate da altri grandi maestri della grafica: questo concetto di ozio, di apatia, viene teorizzato proprio in quegli anni dall’Ufficio per la immaginazione preventiva, che, in una pubblicazione omonima (Massimo Marani Editore, 1976), definisce l’inerzia come parentesi necessaria nel ridefinire il rapporto fra riflessione e contenuto.
In quegli stessi anni, continuando a muoversi all’interno della pittura e influenzato dal dibattito artistico a lui contemporaneo, Valentini reinterpreta anche l’astrazione concettuale di Boetti, il quale, nel 1980, aveva firmato Tra sé e sé (Afghanistan) come critica alla guerra russo-afghana (1979-1989). In una recente pubblicazione, la figlia di Boetti, Agata, descrive quest’opera riportando le parole del padre:

«La sagoma dell’Italia è facilmente riconoscibile perché è uno stivale! Mentre nessuno riconosce questi paesi in guerra dalla loro forma. Lo fanno solo se è il proprio paese. I quotidiani mettono in prima pagina questi conflitti per sensibilizzarci ma se li estrai e li isoli, restano tristemente in un anonimato assoluto perché la guerra a casa degli altri non interessa a nessuno, finché non arrivi da noi! Rimangono delle forme sconosciute, senza nome né identità. Come la sagoma dell’Afghanistan. Quante persone riconoscono questo Paese guardando il mio disegno? Ahimé, pochissime…».

– Agata Boetti, Il gioco dell’arte con mio padre Alighiero, Milano, Electa, aprile 2016; p. 59

Valentini cerca di stabilire una correlazione fra il sopracitato concetto di “anonimato assoluto” e l’irriverenza del linguaggio Pop, realizzando così la profetica rivelazione boettiana attraverso le opere Karelia Finlandia (1986) e Cous Cous Ciad (1986), con le quali studia il linguaggio pubblicitario e la sua straordinaria efficacia comunicativa, in grado di esprimersi sinteticamente attraverso associazioni reciproche tra poche immagini.

L’interessamento all’arte di Boetti appare determinante nell’evoluzione della ricerca artistica di Valentini: proprio l’aspetto del gioco, caratteristico della poetica boettiana, viene trasferito sul piano del linguaggio nell’opera L’ordine delle cose (2000). È qui che l’abbinamento sistematico di immagine e descrizione in lingua dei segni si fa apprezzabile solo se prima sono state chiarite “le regole del gioco”: solo a monte di una connessione logica prestabilita si è in grado di trovare l’ordine nel disordine. Aprendo il nuovo millennio con le sedici giocose rappresentazioni de L’ordine delle cose, Valentini allarga il suo sguardo critico verso un contesto più ampio, come se l’artista sentisse la necessità di indagare il linguaggio non solo sotto un punto di vista strumentale e di contenuto politico, ma anche in quanto matrice fondamentale dell’Origine antropologicamente intesa.
Secondo Valentini, dagli anni Duemila il linguaggio smette di essere un mero trasmettitore di contenuti, diventando un efficace strumento capace di dar forma a quei contenuti.

Questa nuova ottica, venuta alla luce negli anni maturi della sua attività, ha forse a che vedere con un approccio diverso che l’artista stesso riserva al mondo: se negli anni Settanta e Ottanta la società si concentrava essenzialmente ad analizzare e criticare una serie di questioni politiche e sociali, oltre al modo in cui esse venivano manipolate attraverso il linguaggio, il nuovo millennio viene percepito come l’epoca storica in cui il rinnovamento mondiale da sempre anelato deve concretizzarsi.
A questo scopo è dunque necessario superare l’analisi di un linguaggio legato ai tumultuosi eventi della contemporaneità e andare alla ricerca di ciò che di universale sopravvive (nel senso letterale di “vivere sopra”) alle contingenze attuali.
Per uscire dal buio che caratterizza i primi anni della sua ricerca, sembra che l’artista allontani lo sguardo da quel decennio alla deriva e in preda a una terribile confusione, per concentrarsi sulle grandi conquiste della storia dell’Uomo, andando a svelare il modo in cui, attraverso il linguaggio, è stato possibile raggiungerle. È fondamentale notare come il linguaggio assume un ruolo fondamentale in questa metamorfosi: se si riuscisse a capire in quale modo esso abbia prodotto esiti positivi e geniali, sarebbe possibile rifondare una nuova società a partire dalle stesse metodologie processuali.

La ricerca di Valentini vira verso nuovi obiettivi e l’analisi del progresso dell’Umanità si traduce immediatamente nello studio delle conquiste scientifiche: d’altronde, le Leggi dell’Universo sono indiscutibilmente gli unici elementi che sopravvivono alle vicende storico-sociali dell’Uomo.
Per questo motivo, nei primi decenni del XXI secolo, Valentini indaga l’origine delle teorie scientifiche dal punto di vista sia intuitivo che metodologico. Sceglie perciò di concentrarsi sugli emblematici Keplero e Spinoza (richiamando le scienze teoretiche di Aristotele), attraverso i quali l’artista è in grado di analizzare la figura dello scienziato come uomo di genio – un “primus inter pares” che emerge dalla massa grazie alla sua perspicacia – e come ricercatore che, prima di definire un risultato, cerca una “postura metodologica” per affrontare l’osservazione dei fenomeni.

Su questo preciso tema, si è tenuta di recente una significativa antologica di Fosco Valentini dal titolo Visionaria, presso il Mattatoio (ex-Macro Testaccio) di Roma, curata da Giovanna dalla Chiesa.
Dalla sequenza dei lavori proposti, si evince con molta chiarezza la figura dello scienziato come uomo dotato di immaginazione mistica, da cui può trarre folgoranti intuizioni. Per immergersi corpo e anima in quest’ultimo periodo di ricerca, l’artista s’immedesima in prima persona nell’uomo di scienza, diventando egli stesso protagonista delle proprie opere: ne Il fumo (2014), infatti, Valentini veste i panni dello scienziato contemporaneo visto come un poeta maledetto che trae la propria ispirazione da sostanze allucinogene. Per quanto riguarda il criterio metodico con cui affrontare le osservazioni dei fenomeni (scientifici e per tangente, socio-politici), Valentini sceglie la tecnica del pannello lenticolare: a partire dalla serie de I sogni di Keplero (2012) e Spinoza (2018), fino ad arrivare alla geometria con Solidi. Onde di probabilità (2018), la percezione delle rappresentazioni cambia continuamente a seconda del punto di vista.

Tutto si mescola, ogni cosa perde definizione e contatto con la realtà. Da qui il concetto di smarrimento: troppi dati. Per la natura stessa del lenticolare, ogni fantasmagoria si ravvisa in immagini che appartengono al mondo dell’Astronomia, della Magia e alle illustrazioni dei Tarocchi. Dallo scenario mistico che ne risulta, sia spettatore che autore rimangono privi di certezze: lo scienziato-artista, artefice e padrone delle proprie ricerche, ora le subisce. In Nulla succede per la prima volta (2012), egli si disintegra per loro stessa causa, perso negli infiniti elementi che non riesce più a sintetizzare ed elaborare, viene fagocitato dai propri studi e, con Giravolta (2016) cade nell’abisso cosmico dello Zodiaco (2012).

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Sito web: Fosco Valentini
Info sulla mostra Visionaria: https://www.mattatoioroma.it/mostra/fosco-valentini-visionaria-1986-2018


di Flaminia Valchera.

CREDITS PHOTO

Copertina: Disegni della serie Il sogno di Keplero, 2012
Fosco Valentini
Campbell’s Soup Cans, 1962
MoMa
Barilla, 1987 – Nescafè Relax, 1987 – Annabella, 1988
Fosco Valentini
Tra sé e sé (Afghanistan) Archivio Alighiero Boetti

 Foto dalla mostra Visionaria (dal 24 gennaio al 24 marzo 2019), Mattatoio, Roma:
Ritratto di Emilio Prini, 1995 – Ritrato di Joseph Kosuth, 1995 – Nescafé Relax, 1987 – Annabella, 1988 – Kerelia Finlandia, 1986 – Cous cous Ciad, 1986 Mattatoio

L’ordine delle cose, 2000: Fosco Valentini
Disegni della serie Il sogno di Keplero, 2012: Art 51 CH
Il sogno di Keplero, 2012: Fosco Valentini

Mattatoio
Il sogno di Keplero, 2012
Spinoza, 2018
Solidi. Onde di probabilità, 2018
Nulla succede per la prima volta, 2012
Giravolta, 2016 + Zodiaco, 2012

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